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Martedì, 11 Febbraio 2020 09:52

Mensa dei poveri: al servizio del prossimo bisognoso

Questa mattina sono andata con la mia classe alla mensa dei poveri a Mestre. Ci ha accolto Fra Paolo portandoci in una stanza ad appoggiare borse e giacche. Ci ha poi spiegato in breve come si sarebbe svolta la mattinata. Siamo scesi tutti in cucina, abbiamo conosciuto le cuoche e abbiamo iniziato ad aiutarle ognuno con un preciso compito; il mio era di pelare le carote, successivamente ho aiutato a sbucciare le uova e  per finire ad impanare le polpette. 

Conclusi i compiti che avevamo da fare in cucina abbiamo ripulito i ripiani e siamo andati tutti in sala: chi ha preparare il retro banco di servizio e chi come me ha preparato coltello e forchetta avvolti in un tovagliolo. Verso le 10:45 ognuno di noi ha ricevuto dei compiti da svolgere durante il servizio: c’era chi serviva il pane e del pandoro per chi non voleva pranzare, chi si è preparato alle 11:00 per uscire all’esterno, accompagnato da una volontaria, per fare accoglienza. Chi dietro il banco invece porzionava la pasta, uova e polpette, broccoli e salse se richieste;infine c’ero io con un’altra compagna che davamo o yogurt o panettone.

 Il servizio è terminato circa verso le 12:00 poi abbiamo cominciato a ripulire il banco e riportare in cucina il cibo avanzato nelle teglie, pulire tavoli e sedie e per ultimo pulire il pavimento prima con la scopa e poi con il moccio. 

Finito il tutto abbiamo salutato e ringraziato. Non avrei mai pensato di trovare un numero così elevato di persone bisognose di un pasto caldo. Mi sono sentita una stretta al cuore in alcune situazioni che si sono presentate durante il servizio, come per esempio quando alcuni di loro mi chiedevano una porzione in più di dolce ed io ero costretta a rispondere che potevano riceverne solo una. Mi sono sentita gratificata dai loro sorrisi nel momento in cui ponevo loro la pietanza. Tutto questo mi ha fatto pensare che sono fortunata ad avere a disposizione la comodità di un pasto gustoso, il calore di una famiglia e una condizione che mi permette di studiare per crearmi un futuro sereno e dignitoso. Ho imparato quanto bello sia offrirsi gratuitamente e donare “anche solo un sorriso” a chi ne ha bisogno. Per me volontariato vuol dire fare del bene incondizionatamente senza aspettarsi nulla in cambio, ma sentendosi profondamente gratificati. Vista la positività di questa esperienza ritengo sia da estendere a molti giovani perché da tutto ciò si può solo imparare. Mi auguro di ripetere questa esperienza. 

 

Beatrice Pompeo III SALA

Ultima modifica il Giovedì, 27 Febbraio 2020 21:56
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